Falsi Miti by Casa Surace

Guagliù, alzi la mano chi a i primi sintomi di mal di testa corre su internet a farsi l’autodiagnosi.
L’avete alzata la mano? Perché se non l’avete fatto, sappiate che fate parte di quella categoria di persone a cui nonna Rosetta tirerebbe il mattarello appresso, perché “le bugie non si dicono!”.
E se invece l’avete alzata, il mattarello ve lo tira dietro comunque, perché le notizie che circolano in rete sulle malattie sono spesso fuorvianti e non corrette dal punto di vista scientifico. Prendete per esempio l’emofilia, che è una patologia piena piena di falsi miti. Noi li abbiamo raccolti tutti, abbiamo chiesto a chi di dovere, e mo ve li spieghiamo uno per uno.

Non fate i ciutaglioni: leggete qua, so’ dueddue minuti!




Ma che è ‘sta discriminazione, solo noi maschi ci ammaliamo di emofilia?

FALSO! È possibile che alcune donne “portatrici sane” possano soffrire dei classici sintomi dell’emofilia. Anche se raro, è anche possibile che una donna contragga l’emofilia: è il caso della figlia che eredita il cromosoma difettoso dal papà emofilico e quello della mamma portatrice.
Quindi, una donna può essere emofilica.
Però la parmigiana la deve saper fare comunque eh!

Se un emofilico si taglia con un coltello, mamma chiama subito il prete perché “Sta là là”.

FALSO! I pazienti emofilici non sanguinano più velocemente o più intensamente degli altri: semplicemente sanguinano per un periodo di tempo più lungo. Nella maggior parte dei casi, per un taglietto superficiale o un’abrasione è sufficiente applicare un cerotto.
E poi correre il più velocemente possibile, perché anche se sei emofilico, se ti fai male mamma ti dà il resto comunque!

Poi ci sono casi più gravi, per cui due dita di vino con il peperoncino non bastano.
Se si tratta di un’emorragia è necessario il trattamento con una cosa che si chiama fattore della coagulazione, che si inietta secondo le indicazioni del medico curante. In questo caso è anche utile applicare il protocollo R.I.C.E, che non è una roba di fantascienza ma una cosa che facciamo tutti, quando ci facciamo male: riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione.
Che al Sud si usa pure quando metti a sponzo il mellone col ghiaccio.

In caso di emorragie gravi, invece, bisogna prestare molta più attenzione per possibili lesioni a organi interni e/o tessuti profondi, muscoli e articolazioni. In caso di dubbi, esistono dei gruppi di supereroi travestiti da team medico che possono aiutare e intervenire se serve.

Gli emofilici non possono essere del Sud, perché sono nipoti della Regina Vittoria. Anzi, questi poco poco si mangiano pure la pizza con l’ananas…!

L’albero genealogico dei discendenti della Regina Vittoria rappresenta il più famoso esempio di casi di emofilia documentati.
La prima documentazione sulla trasmissione di emofilia da parte di una madre sana (senza una storia genetica di emofilia) ai propri figli risale invece al 1803, quindi molto prima.
Questo dimostra che la componente genetica dell’emofilia non è direttamente attribuibile alla Regina Vittoria.
Però se ti mangi la pizza con l’ananas sei un nemico della patria, su questo non c’è dubbio.

Qua parliamo di sangue, fattori di coagulazione… Non è che gli emofilici prendono l’AIDS più facilmente?

Come dice nonna, “Nunn’ ammiscamm ‘a seta cu a lana!” ( “Non confondiamo la seta con la lana”)
Non c’è un nesso diretto tra l’emofilia e il virus che causa l’AIDS, quindi pazienti emofilici non sono più suscettibili di contrarre il virus dell’HIV. È vero che molti di loro hanno contratto l’HIV tra il 1978 e il 1985 a causa di trasfusioni con fattori della coagulazione derivati da donatori infetti, ma da marzo 1985 tutti gli emoderivati sono sottoposti a test di laboratorio per escludere la presenza del virus HIV.
Come ulteriore misura preventiva, la maggioranza degli emoderivati è trattata per eliminare ogni traccia del virus HIV.

Ma mo, prendi i bambini del Nord, che fanno sempre sport, si allenano tutti i giorni a ritmo di “un due tre taaac, un due tre taaac”… Se sono emofilici, non possono più fare sport e diventano meridionali?

Oggi, un bambino affetto da emofilia può scegliere tra molti sport: nuoto, baseball, tennis, corsa e arti marziali, solo per citarne alcuni.
Sono normalmente sconsigliati (con grande sollievo delle mamme di tutta Italia, mica solo del Sud o del Nord) gli sport di contatto, come il calcio, l'hockey e il pugilato.
Alcuni bambini in trattamento in profilassi preventiva possono praticare molti sport agonistici. L'attività fisica è sempre consigliata nei bambini emofilici, perché favorisce la crescita e una corretta struttura muscolare, il normale sviluppo fisico, cognitivo e facilita la socializzazione con gli altri bambini, oltre a apportare numerosi benefici derivanti dall’attività aerobica.
E comunque, per chiarire: anche i bambini del Sud fanno sport… È solo che quando tornano a casa la mamma gli prepara da mangiare il doppio. E se so’ emofilici, pure il triplo.

Ma l’emofilia non si risolve con qualche rimedio popolare? O con qualche ricetta paesana, salsiccia curata dello zio, ‘na bella pasta fagioli e cozze…?

Purtroppo no guagliù, mangiare fa bene all’anima ma in questi casi purtroppo non aiuta. E non aiutano neanche integratori di ferro, vitamine, o il burro di arachidi. Nessun alimento è in grado di sopperire alla mancanza di un specifico fattore della coagulazione.
Manco la pizza chiena, ma su questo nonna ci sta lavorando.
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